Nel numero di aprile avevamo esaminato i risultati dei bilanci del 2013 delle compagnie italiane più importanti, sul piano dimensionale, constatando che, per la maggior parte delle stesse, l’esercizio era stato molto positivo con risultati che si preannunciavano ancora migliori di quelli del 2012. Era nostra opinione, tuttavia, che la crisi economica avesse colpito le agenzie che, soprattutto nei rami danni, costituiscono il canale sicuramente più importante per la distribuzione dei prodotti assicurativi. Avevamo espresso la preoccupazione che il perdurare di questa situazione avrebbe potuto avere effetti negativi sui bilanci delle imprese stesse. Anche se è indubbio che il conto economico di una compagnia di assicurazione non dipende certo dai bilanci dei propri agenti che vengono remunerati, in via pressoché esclusiva, con l’erogazione di provvigioni sugli affari raccolti. Le nostre preoccupazioni derivano da due considerazioni: la prima discende dal fatto che gli agenti provvedono direttamente alla riscossione dei premi assicurativi. In momenti di gravi difficoltà, nonostante la normativa che tutela senza dubbio i crediti delle compagnie, situazioni di insolvenza nella rete di agenzie hanno inevitabili ripercussioni sulla esigibilità  dei crediti che le compagnie stesse vantano nei confronti della rete. La seconda riguarda direttamente i bilanci delle imprese. Come è noto, infatti, gli agenti quando decidono di ritirarsi dalla loro attività hanno diritto a una “liquidazione” basata sull’ammontare del loro portafoglio. L’onere di questa liquidazione, a differenza del Tfr riconosciuto ai lavoratori dipendenti, non viene accantonato nei bilanci delle compagnie, poiché l’importo liquidato all’agente cessato viene addebitato al subentrante che paga, rateizzandola negli anni, una rivalsa di pari importo. In pratica siamo di fronte a una partita di giro che non dovrebbe generare né utili né perdite per le compagnie.

Appare del tutto evidente, però, che nell’ipotesi che un’agenzia cessi la sua attività, per palesi diseconomie, sia un impegno davvero arduo quello di trovare un agente disposto a pagare cifre, talora consistenti, per un portafoglio che non presenti margini di redditività. Se si considera, che pur con forti differenziazioni e con calcoli abbastanza complessi che tengono conto dell’anzianità del mandato e della tipologia del portafoglio, agli agenti cessati compete una liquidazione che sovente si avvicina alle provvigioni percepite in un anno, si può agevolmente rilevare che siamo di fronte a cifre non certo modeste. Tanto per intenderci le provvigioni pagate alle agenzie nel 2013 dovrebbe ammontare a poco meno di 4 miliardi di euro e da qualche anno è sempre più difficile trovare agenti subentranti disposti a pagare le rivalse. Non è un caso tra l’altro che il rinnovo del Contratto nazionale imprese e agenti, scaduto da diversi anni, si areni proprio quando si affronta il tema delle liquidazioni e delle correlate rivalse.

Nel passato si assisteva con grande frequenza, nelle agenzie, a un passaggio di consegna tra genitori e figli e pertanto la “partita di giro” era facilitata da ragioni familiari. Di questi tempi il genitore che vuole andare in pensione, o più semplicemente fa fatica a tirare avanti, non pensa certo di rinunciare alla sua liquidazione o di addossare gli oneri, ritenuti insostenibili, alla sua progenie.

Considerando altresì che molto spesso i portafogli che sono stati liquidati tendono a confluire in società di brokeraggio, in compagnie che effettuano la vendita direttamente in via telefonica o telematica, o presso gli sportelli bancari, ci sentiamo di asserire che sarà quasi impossibile, negli anni a venire, recuperare integralmente gli importi che verranno erogati a titolo di liquidazione.

Angela Maria Scullica