Quando il 4 di luglio 2012, in piena paura di collasso dell’Euro, sono stato invitato alla CNBC per parlare di asset allocation, fui l’unico a consigliare di investire sulla borsa giapponese, che già allora consideravo essere la più interessante.
Le motivazioni erano molteplici, ma quello che  ritenevo potesse essere il vero driver della ripresa  era e rimane l’inflazione. Lo so che possa sembrare strano, in fondo equivale ad affermare che il giorno più adatto per organizzare una festa sara’ quello in cui piovera’…
Ma se venissimo da mesi di siccita’, la pioggia sarebbe vista come un giusto evento giusto per festeggiare.
L’inflazione infatti, in uno Stato in cui per anni i governi hanno lottato contro il fenomeno opposto della deflazione, sarebbe infatti accolta come un toccasana per la ripresa dei consumi interni.
In un mondo in cui tutte le banche centrali stanno stampando  e dove, a mio  parere , l’unico modo per uscire dalla pressione di  questo enorme debito pubblico accumulato sia appunto l’inflazione ( o il default), il Paese del Sol Levante, potrebbe essere quello che più di tutti potrebbe avvantaggiarsene.
Inoltre, dal  punto di vista tecnico, riporto quanto da me scritto recentemente in altra sede : “Il Nikkei: dal 1989 ha sempre bucato il proprio minimo precedente ogni 3 anni circa (vecchio minimo-nuovo minimo, salvo che tra l’aprile 2003 e il febbraio 2009, periodo nel quale registrò un incredibile saliscendi da 7800 circa (aprile 2003) a 18100 punti circa (giugno 200, oltre +130%), per poi ricrollare a 7500 nel febbraio 2009. Negli ultimi quattro anni invece sembra aver trovato una base importante di accumulo, testata anche in occasione del terribile terremoto del marzo 2011. Recentemente ha rotto un paio di importanti resistenze di breve, ma il vero punto cruciale ritengo che possa rimanere il test
degli 11300 circa, livello raggiunto nell’aprile 2010. Qualora assistessimo ad una violazione dello stesso con forza e volumi nel prossimo futuro, potrebbe voler significare un oggettivo ritorno massiccio degli investimenti azionari nel paese del Sol Levante, guidati dalle politiche inflazionistiche della BOJ e di conseguenza dal crollo dello Yen contro le principali valute mondiali. Se poi sarà un rally duraturo o di grande intensità, non è possibile saperlo… certo è
che un +130% (come nel 2003-2007) non mi dispiacerebbe “

Pur tuttavia, il problema per gli investitori e’ che il Nikkei sale, ma lo yen scende contro l’Euro e quindi i guadagni in conto capitale ottenuti grazie al rialzo della borsa vengono  limati dal ribasso della valuta. Esistono pero’ dei fondi  dove il gestore copre il rischio di cambio e il risultato ritorna più che positivo. Anzi, se il gestore poi riesce anche a portare alpha, il rendimento si rivela superiore
all’indice Nikkei.

Un esempio … Il fondo Ruffer Japanese

 

Inoltre, la mia personale esperienza insegna che e’ meglio affidarsi a Gestori Giapponesi per
questo tipo di asset class, in quanto riescono meglio di altri a capire le dinamiche estremamente
particolari che muovono le aziende Giapponesi
 

 

Portafoglio: vecchia formazione

 

Portafoglio: formazione aggiornata