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editoriale settembre 2013  del direttore Angela Maria Scullica

- Uno dei temi più soventemente dibattuti e sul quale non esiste ancora una risposta univoca, riguarda il fatto che le quotazioni di Borsa riflettano o meno lo stato di salute di un’azienda quotata o di un intero comparto. C’è chi sostiene che solitamente gli analisti finanziari sanno anticipare gli andamenti di un settore. E quindi alla crescita di valore borsistico, dovrebbe corrispondere, in un momento successivo, un miglioramento reddituale e patrimoniale delle aziende. Di converso altri ritengono che gli incrementi del valore di Borsa riflettano tardivamente i miglioramenti già realizzati dalla società quotata, pur essendo influenzati dalla visione prospettica dell’analista.

Se analizziamo l’andamento del comparto assicurativo italiano, anche se differente tra le varie società quotate, rileviamo comunque dei messaggi contraddittori. Partendo da un esame storico possiamo constatare che negli esercizi 2004, 2005, 2006 e 2007 i bilanci delle società assicurative operanti in Italia avevano evidenziato utili netti superiori ai 5 miliardi con una punta di 5.857 milioni nel 2005. Nel quadriennio successivo, a eccezione del 2009, i bilanci si sono chiusi per tre volte in perdita con il record negativo di 3.653 milioni del 2012. Gli andamenti borsistici del settore, nel loro complesso, riflettevano questo trend senza particolari anticipazioni o ritardi. La base statistica su cui fare queste considerazioni non è certamente ampia, stante il numero esiguo di società quotate, e gli andamenti sono stati particolarmente ondivaghi per i Gruppi Fonsai e Unipol coinvolti nella grande fusione progettata alla fine del 2012. Solo Vittoria Assicurazioni ha manifestato una notevole continuità mettendo a segno costanti progressi sia negli utili di bilancio sia nella capitalizzazione di Borsa. Se esaminiamo l’andamento dell’ultimo anno, comunque positivo, non si può sicuramente parlare di un significativo balzo delle quotazioni, particolarmente sacrificate negli esercizi successivi al 2007. Se fosse vero che gli analisti finanziari sanno anticipare i risultati futuri, alla luce delle quotazioni di Borsa ci si doveva attendere un 2012 con risultati positivi di modesta entità. La realtà invece è stata ben diversa.

Nel corso dell’assemblea annuale dell’Ania, tenutasi a Roma il 2 luglio, il presidente Aldo Minucci ha comunicato alla gremita platea dell’Auditorium della musica che le società assicurative operanti in Italia avevano conseguito un utile netto di 5.754 milioni, distante solo 103 milioni dal record storico del 2005. In soldoni una differenza di circa 9 miliardi rispetto al 2011.

Le quotazioni dei titoli assicurativi, in Piazza Affari, non hanno registrato sensibili variazioni e la notizia di questa svolta è passata quasi inosservata rispetto alle baruffe sulla vice presidenza della Camera e alle esternazioni di Beppe Grillo.

Ma cosa ha determinato una così repentina e importante variazione nei bilanci delle imprese assicurative?

Non certo lo sviluppo dei premi che, al contrario, hanno palesato una contrazione del 4% rispetto all’anno precedente, che già registrava una diminuzione del fatturato complessivo delle imprese. Bensì il ritorno all’utile netto di ben 5.132 milioni nel Vita e di 622 milioni nei Danni. Risultati che per il Vita sono dovuti essenzialmente al riequilibrio dei mercati finanziari, in gravissima difficoltà alla fine del 2011 con lo spread tra titoli di stato italiani e bund che aveva sfiorato a novembre i 600 punti. Nei Danni invece il miglioramento più significativo si è registrato nella Rc auto il cui saldo tecnico migliora di 1.700 milioni rispetto al 2011.

Con questi presupposti si apre uno scenario rassicurante per l’esercizio in corso. Se è vero infatti che la crescita dell’economia reale è ancora negativa, per il settimo trimestre consecutivo, è altrettanto vero che la nuova produzione nel ramo Vita sta evidenziando interessanti tassi di sviluppo. Mentre per i Danni, malgrado la diminuzione delle tariffe Rc auto, determinata da una concorrenza stimolata dai buoni risultati del 2012, i livelli di sinistrosità appaiono ancora tranquillizzanti per le imprese assicuratrici.

Bisogna inoltre considerare che Generali hanno avviato una decisa ristrutturazione della propria attività dalla quale dovrebbero derivare significativi miglioramenti rispetto ai risultati del 2012; così come se non si verificheranno interventi delle Authority, la fusione Fonsai-Unipol dovrebbe consentire l’evidenziazione di risultati assai migliori di quelli del 2012. Questo potrebbe portare alla conclusione che il valore delle aziende assicurative quotate in Borsa non è sovrastimato.