La creazione del debito pubblico è stata importante per prendere tempo, ma se non ci sarà crescita non è la soluzione dei problemi. Ecco quali sono gli asset da tenere in portafoglio secondo Jonathan Ruffer

Circa un anno fa, scrissi su questa rubrica di Ruffer e di come fosse possibile investire nei loro fondi in Italia.

Spiegavo che l’unico “difetto” che hanno questi gestori inglesi è quello di tendere ad anticipare di gran lunga gli accadimenti macroeconomici e di conseguenza i risultati conseguiti negli anni non sono sempre legati all’andamento dei “risky assets”, nonostante non utilizzino assolutamente derivati e abbiano mediamente in portafoglio un 50/60% di azioni internazionali.

Come potete vedere dal grafico e dalla tabella sottostante, sia nel 1999 che nel 2006 hanno costruito un portafoglio teso ad anticipare  quello che sarebbe accaduto poi, e anche nel corso nel 2012 la loro performance e’ esplosa a partire dal mese di novembre.

Andamento ad un anno

Perchè?
Semplice, perché sono stati i primi a scommettere sulla ripresa del Giappone e a vedere nell’inflazione ( non europea, attenzione !) l’unico modo di uscita per gli stati sovrani da questo enorme debito  e per tale motivo vi allego i passaggi più caratterizzanti che Jonathan Ruffer ha scritto nella sua consueta lettera trimestrale egregiamente tradotta dalla collega Anna Maggio. Per coloro che volessero leggersi la versione integrale , vi  invito ad andare sul sito di www.frameam.ch alla sezione focus mercati.

Tuttavia, vi assicuro che la traduzione e’ tutt’altro che banale , in quanto il gestore usa un linguaggio veramente particolare e ricercato

Ruffer Review Q1 2013 – Sintesi

  • · Vale la pena ricordare che le “certezze” finanziarie oggigiorno sono davvero “aliene”. I tassi d’interesse sono a livelli bassissimi ovunque. Non sono mai stati così bassi, neppure in un mondo in cui la scarsità di metallo assicurava che non ci sarebbe mai stato un eccesso di valuta. Ora i tassi d’interesse sono a zero in una moneta che può essere creata elettronicamente. Ovviamente i governi ne hanno approfittato e i tassi d’indebitamento sono ai livelli dei tempi di guerra, eppure nessuno di loro va in fallimento. Sta succedendo qualcosa di strano.
  • · Gli esperti sono abbastanza rilassati. A condizione che la nuova emissione non sia monetizzata, sostengono che non sarà inflazionistica. Ma sanno che cos’è la monetizzazione? Lo sapevano, ma ora non sono più così sicuri. Oggi la FED provvede all’acquisto di $85 miliardi di asset ogni mese e il prezzo delle attività è in costante aumento. Sarebbe un errore immaginare che i commentatori o i protagonisti (inclusi, ahimè, noi stessi) abbiano una chiara idea di cosa stia accadendo.
    La creazione del debito pubblico è stata efficace per guadagnare tempo. In ogni caso non è una soluzione, a meno che non ci sia un’importante e duratura ripresa della crescita mondiale. Dal 2008 nel mondo occidentale c’è stata pochissima crescita, perciò il tempo che è stato comprato non ha ancora fornito una soluzione. Quattro anni dopo c’è un raggio di luce sul fronte della crescita: gli USA quest’anno hanno una possibilità reale di crescita moderatamente sostenibile e la Bank of Japan sta fornendo un’alternativa alla FED producendo la liquidità necessaria. E’ probabile che a un certo punto la fragilità intrinseca del sistema collassi, a meno che non raggiungiamo una spontanea, prolungata e diffusa crescita economica. Nell’attesa, esistono delle regole base da osservare.

La liquidità giova ai prezzi degli asset, specialmente ora che gli investitori hanno superato le perdite di cinque anni fa e la loro ansia per un mondo fuori controllo. I guadagni disponibili per gli investitori mascherano il fatto che è impossibile ottenere un rendimento profijjjcuo su investimenti sicuri. La mancanza di rendimento sul contante è una distorsione: significa che la sicurezza non può essere più trovata in attività convenzionalmente definite“sicure” o “beni rifugio” e che il contante stesso è pericoloso da tenere in queste condizioni intrinsicamente inflazionistiche.

Senza un rifugio, né sicurezza per gli investitori prudenti, sembra che non ci sia altra scelta se non quella di lottare per il capital gain, che è stato ampiamente disponibile. Così ci siamo affrettati tutti in comportamenti incauti in un momento in cui il contesto macroeconomico grida alla prudenza nella gestione degli asset.

Abbiamo ripetuto più volte che il risultato più probabile sarà l’inflazione a livello globale, la quale, se accompagnata da continui bassi tassi d’interesse fornirà l’unica via di fuga per le economie afflitte dal debito. Questo spiega perché deteniamo titoli di Stato legati all’inflazione in misura notevolmente superiore rispetto alla posizione in oro, che era stata l’attività in cui investire in circostanze simili negli anni Settanta. L’oro in sé agisce come una rete di sicurezza poiché le forze in gioco nelle economie di tutto il mondo sono deflazionistiche e queste sono controbilanciate dall’emissione inflazionistica di liquidità. Se prevarrà la deflazione, l’oro possiede quella caratteristica che invece le obbligazioni inflation-linked non hanno: una protezione contro un fallimento diffuso dei governi. Le obbligazioni inflation-linked proteggono contro una semi-catastrofe, l’oro contro il suo “fratello maggiore”.

Abbiamo introdotto nei portafogli un nuovo elemento che potrebbe giocare a nostro favore contro vari possibili scenari. Si dà per scontato che i tassi d’interesse rimangano ai minimi nel prossimo futuro, ma il buon senso suggerisce che forse non sarà il caso e ci sono buoni motivi per credere che ciò potrebbe accadere prima piuttosto che poi. Questo sviluppo non sarebbe positivo per i titoli azionari, quindi è auspicabile proteggersi.

Quali sono questi motivi? 1) La possibilità sempre presente di una perdita di fiducia nei confronti delle banche centrali da parte dei titolari di depositi bancari e ora, dopo Cipro, il furto del capitale stesso. Assistiamo a un aumento dei prezzi delle attività poiché il contante depositato viene utilizzato per investimenti, ma se questi soldi invece fossero spesi, l’inflazione potrebbe salire improvvisamente e le banche centrali dovrebbero alzare i tassi d’interesse a riconoscimento della minaccia. 2)    Il motivo opposto: una rosea previsione per l’economia americana potrebbe portare allo stesso risultato. Di conseguenza abbiamo utilizzato strumenti per beneficiare di un tale movimento in USA e Giappone. Queste attività di protezione ci permettono piuttosto di avere un po’ più di soldi investiti in titoli azionari di quanti potremmo averne altrimenti; le evidenti aree da evitare attualmente sono i convenzionali mercati azionari “gilt-edged”. Perciò nella nostra lista di azioni stiamo leggermente riducendo le nostre esposizioni negli staples.

  • ·La parte più impressionante del portafoglio è il nostro importante peso in azioni giapponesi. Finora hanno performato bene, in particolare grazie alla copertura sullo yen. C’è ancora spazio? Se le tre frecce del cambiamento di Abe sono simili alle politiche del ministro delle finanze del 1931 Korekiyo Takahashi, allora gli ottimisti come noi ne trarranno parecchi benefici.

Per la prima volta da un po’ di tempo siamo più fiduciosi relativamente al fatto che i portafogli abbiano un equilibrio che ci proteggerà dai numerosi e sconosciuti pericoli per i risparmi. La distorsione del prezzo della moneta significa che tutti gli investimenti considerati convenzionalmente sicuri hanno un prezzo sbagliato, perciò, se questo dovesse essere il caso, un buon equilibrio rappresenterebbe una conquista.

(Jonathan Ruffer, aprile 2013)

Il fondo Plurima Alpha Strategy (fondo di fondi Ruffer) e’ presente nel mio portafoglio ed è il best performer da inizio anno