Ogni anno a San Silvestro per chi fa il mio mestiere arriva il gran tormento: fare l’articolo con il commento conclusivo del 2012 e l’editoriale con le previsioni del 2013. Quest’anno mi sono trattenuto a stento perché incombeva il fiscal cliff. Dissipatosi questo fattore di rischio posso anche io tenere il mio sermone.

ITALIA, NO GRAZIE: per prima cosa la cosa azzeccata nel 2012 per degli incontinenti come noi è stata quella di non toccare le azioni italiane. Leggevo oggi le performance di un ottimo analista italiano nel corso del 2012, analista che io sinceramente rispetto di tutto cuore, e queste erano inevitabilmente negative, di poco per carità, una carezza. Ma erano negative. Siccome io sono ormai una prostituta di questo mestiere che ha battuto tutte le strade so che a non toccare le azioni di un mercato che non va da nessuna parte l’unico a cui fai danno sei te stesso perché il lettore vuole operare, non capisce e non si rende conto che se lo fai stare fermo è per il suo bene, e quindi ti molla, semplicemente non sottoscrive l’abbonamento. E raramente a fine anno si complimenta con te perché lo hai tenuto fuori, a rischio e danno solo del tuo stesso portafoglio. I vecchi di questo mestiere dicevano che in un mercato negativo e ribassista devi sempre dare dei buy, perché tanto se non li dai il lettore ti molla lo stesso perché non operi, quindi conviene farlo operare, intascare i suoi soldi per l’abbonamento, e poi lasciarlo partire in ogni caso insoddisfatto. In casa LetteraDiBorsa.it non siamo di questa pasta e piuttosto sacrifichiamo gli abbonamenti ma abbiamo la faccia pulita.

POLITICA OLD TIMES:Facciamo il punto ora della situazione macroeconomica e politica. Sì purtroppo dobbiamo utilizzare questo aggettivo, perché sembra di essere ritornati agli anni ’80 e ’90 quando per parlare di Borsa dovevi prima di tutto parlare di politica. Allora la politica serviva a far correre il paese gonfiando il debito oggi serve a tagliare le gambe al paese sgonfiando il debito. E’ un po’ la legge del contrappasso, ma tant’è. Siccome di politica in casa LetteraDiBorsa.it non parliamo mai ci limiteremo a dire che il prossimo governo se non affronterà il problema della crescita mantenendo in sicurezza i conti siamo destinati a diventare peggio di quello che siamo, il che è tutto dire. Se mi metto una mano sul cuore sento che mi dice che un italiano rimarrà italiano fino alla fine e quindi non vedo nessun Rinascimento all’orizzonte ma solo una lenta agonia. E quindi sono sorpreso dai recenti eventi e da uno spread che è addirittura arrivato a toccare dei livelli che mai avrei osato pensare. Mi verrebbe da dire come quel trader in obbligazioni che non c’è problema, basta aspettare la prossima crisi ed il piatto sarà servito. Epperò l’aria che spira sui mercati è davvero positiva. Proviamo quindi a parlare del quadro macro.

MACRO:Sono stupito che tutte le principali investment bank prevedano per la fine del 2013 la tanto agognata ripresa del ciclo di espansione dell’economia. Poi ovviamente ci sono gli ottimisti che vedono la ripresa già al terzo trimestre e ci sono i pessimisti che la rinviano al primo trimestre del 2014. L’Italia figura crescere nel 2014 con la solita percentuale anemica dell’1% e circa circorum, roba che a riprendere quanto perso durante la discesa ci vorranno anni. Eppure il 2013 dovrebbe essere l’anno del rovesciamento di tendenza soprattutto all’estero, in Europa e negli USA e nei mercati emergenti. Quindi siamo davvero alla fine del tunnel ? Il cuore mi dice che non è cambiato niente se non la percezione del futuro: quando Monti è andato al governo il nostro debito era 1900 miliardi di euro e briscola ora è arrivato dopo un anno a 2078 miliardi di euro. Questi sono numeri, non percezioni della realtà. Il nostro tessuto industriale è irrimediabilmente compromesso: basti guardare al caso FIAT, al caso CNH, al caso MARAZZI, al caso ILVA e a tutte quelle medie e grandi aziende che in questo periodo sono passate di mano, vendute agli stranieri e che verranno presto cannibalizzate. Eppure se sale la marea sale tutto, anche la sporcizia. E soprattutto la fine della recessione viene anticipata dalla Borsa di almeno 6 mesi e quindi se inseriamo questa considerazione all’interno del quadro di cui sopra ci siamo proprio. La Borsa sta anticipando la fine della recessione.

OBBLIGAZIONARIO: nel corso del 2013 finisce il gioco del denaro a poco costo e quindi l’obbligazionario di stato soprattutto quello a medio termine (3-5 anni) va bene per essere venduto. Sulla parte lunga della curva possiamo assistere ad ulteriori apprezzamenti.

IMMOBILIARE:In questa fase sono molto importanti gli indicatori del settore immobiliare USA e di quello europeo. Se li considerate attentamente potete valutare come la caduta si sia fermata e come gli indicatori inizino a puntare al rialzo, con decisione negli USA, con più flemma in Europa. Insomma ci siamo, l’economia inizia a girare, e sta girando nel momento in cui il panico si è impadronito dell’uomo medio. Basta girarsi intorno e ci sono solo delle opportunità di acquisto, questo almeno in Italia, mentre all’estero in molte location ormai tutti riconoscono che si doveva comprare l’anno scorso (Londra e Parigi ad esempio).

POSITIVO:Quindi diciamo che dopo l’approvazione del fiscal cliff Tomasini è moderatamente rialzista, e se la retorica dell’Europa regge allora come giustamente dice Goldman Sachs potremo assistere ad un recupero violento delle nostre quotazioni in quanto le nostre azioni appariranno sottovalutate rispetto a quelle europee. In testa ovviamente i finanziari ed i bancari.

SETTORI:Se analizziamo il mercato del Ftse All Share a livello di indici settoriali notiamo alcune importanti novità: l’indice settoriale Retail, che solitamente precede l’espansione, è in fase crescente dal 2010 mentre il finanziario e bancario solo nelle ultime settimane si è messo orizzontale. Interessante a livello europeo la forza del settore automobilistico, che è indice foriero di espansione, mentre l’indice Dow Jones industriale è in congestione orizzontale.

TITOLI:Se notiamo Campari, che è stata la bandiera del nostro mercato insieme a Luxottica e De Longhi durante i momenti bui, vediamo che la forza relativa sta girando paurosamente al ribasso. Tra i finanziari in tempi non sospetti abbiamo citato Banca Generali. Se proiettate la differenza tra minimo storico e massimo del prezzo di collocamento vedrete tutto l’upside di questo titolo, che rimane sicuramente il migliore di tutto il listino per quanto riguarda il settore bancario.Ottimo il nostro portafoglio che sta pompando azioni in Europa come una idrovora e i rendimenti iniziano a diventare interessanti.

MODELLO:Il mio modello non è ancora andato in buy sull’Italia e non vedo particolari titoli interessanti, eccetto Autogrill e Atlantia. Ma stiamo pronti perché potrebbe scattare il buy tra 18.000 del Ftse All Share e i 24.000 sempre del Ftse All Share. Ogni momento è buono.

Per maggiori informazioni www.emiliotomasini.it