Mi scusino i lettori ma debbo scrivere quello che gli altri non scrivono. Siamo d’accordo che in generale un prelievo forzoso sui conti correnti equivale ad una rapina in banca e a mano armata. Siamo d’accordo che forse il modus operandi nei confronti del debito cipriota non è stato dei più efficaci. Ma i ladri non si lamentino di essere stati derubati. Da 10 anni ormai Cipro è una mina vagante nel Mediterraneo con la sua fiscalità ridicola, il riciclo dei soldi neri russi e di mezzo mondo, le autorizzazioni bancarie e di intermediazione date a chicchessia (ne sappiano noi nel nostro settore dei broker on line autorizzati a Cipro). Vi è che Cipro come l’Italia non può stare in piedi come è stata in piedi finora, bisogna cambiare, ma mandare a lavorare i ciprioti è come mandare a lavorare certi italiani: la competitività non può essere data dall’applicare tasse inferiore a quelle degli altri e a chiudere un occhio se apro una società di intermediazione forex. E se gli hanno ciucciato il 10% sui conti correnti bancari, mafiosi russi inclusi (che però dicono che sapevano tutto in anticipo e hanno preso il volo molto prima), solo bene gli sta. Quello che mi impressiona è che tutti urlando e imprecano perché un ladro (l’Unione Europea) ha rubato ad altri ladri (i ciprioti). Un furto è un furto, siamo d’accordo. Ma un furto tra ladri ha rilevanza sociale molto inferiore rispetto ad altri furti, ad esempio il furto a danno di chi lavora compiuto da chi non lavora. E noi italiani, che apparteniamo alla stessa risma dei ciprioti, dovremmo essere i primi a tacere.

Detto questo i mercati finanziari vivono in una specie di estasi di tipo macro che ha fatto loro superare indenni anche questa prova. E i nostri titoli italiani sono perlopiù oggi dove erano venerdì. Potenza dello spirito. Ma prima o poi, come il caso cipriota insegna, la realtà torna sempre a galla.

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