Di cosa parlava esattamente tre giorni fa Letta quando ha affermato:  “L’interruzione della discesa dei tassi e la ripresa dell’instabilità politica pesano sui conti, per questo non siamo riusciti a scrivere oggi 3%” ?  Si riferiva, evidentemente al dictat europeo che impone di non sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit/pil, sottolineando che l’Italia rispetterà gli impegni presi e mettendo già da ora le mani avanti nello scarico di responsabilità sugli altri, nel caso in cui si dovessero attuare manovre aggiuntive per raggiungere lo scopo (di affossare un altro po’ la già disastrata economia del nostro Paese – aggiungo io).

Ora esaminiamo nei dettagli la frase. Letta parla di una interruzione della discesa dei tassi e qui commette il primo errore, in quanto , prendendo ad esempio gli ultimi tre mesi, i rendimenti del nostro titolo decennale , il cosiddetto BTP, sono passati dal 4.80 all’attuale 4.30, in miglioramento di 50 punti base. Se poi si prende in considerazione il famoso spread con il bund tedesco, si può facilmente notare come si è passati da oltre 300 a 234 di differenziale, anche in questo caso in netta riduzione quindi.

La verità è che il presidente del consiglio, per giustificare aumenti di Iva imposti da Bruxelles e sfacciatamente suggeriti prima da Olli Rehn , ospite d’onore alla Camera la scorsa settimana, e poi dal suo portavoce nel corso di un’intervista concessa a SkyTG24, dice una doppia sciocchezza: 1) I rendimenti dei nostri titoli di Stato non sono risaliti (per il momento) e anzi anche la nostra borsetta, seppur gravata da Tobin Tax, in questa fase di generale propensione al rischio ha toccato quota 18.000 punti, sovra-performando le altre europee  2)  I movimenti dei mercati finanziari sono, per fortuna,  slegati dalle vicende politiche a cui stiamo assistendo in Italia e i rialzi in borsa, così come la diminuzione dei rendimenti , dipendono da fattori esterni come  le manovre espansive della Fed e la campagna elettorale in corso fino a giovedì scorso della Merkel.

Un’ultima considerazione sull’Iva. Qui la discussione è se aumentarla di un punto (dal 21 al 22%), per reperire 1 miliardo su 810 di spesa complessiva annua, mentre si dovrebbe avere il coraggio di portarla in un sol colpo al 15%, per cercare di dare spinta a quel denominatore del rapporto deficit / Pil, che  è ,e  di questo passo resterà a lungo depresso.

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