All’interno di questo numero, come avviene tutti gli anni, il Giornale delle Assicurazioni prende in esame l’andamento complessivo dei rami danni nel mercato assicurativo italiano, ricavando i dati dai bilanci delle imprese nazionali e delle rappresentanze di imprese extra europee, non facenti parte dello Spazio Economico Europeo. Ne emerge una situazione che si presta a una duplice lettura. La prima in chiave pessimistica ribadisce che il settore è in forte crisi di sviluppo con le sorti legate all’andamento del ramo auto. Questi dati si compendiano in un regresso di circa il 2% nella raccolta premi e in una incidenza del 57% del ramo auto sul totale dei Danni. La seconda lettura, invece, ha connotazioni positive poiché evidenzia il ritorno all’utile del settore, nel suo complesso, dopo un biennio decisamente negativo. Avevamo già fornito alcune indicazioni di massima nel numero precedente, vediamo ora di analizzare i dati più significativi e di effettuare delle previsioni sulla probabile chiusura dell’esercizio ancora in corso. Il miglioramento del risultato scaturisce essenzialmente da due fattori. Il primo è quello relativo al rapporto sinistri a premi, il secondo è generato dal reddito degli investimenti. La loss ratio complessiva migliora di due punti percentuali passando dal 73,8% nel 2012 al 71,8% nel 2013, con una diminuzione degli oneri dei sinistri di competenza dell’esercizio di circa 700 milioni. Così come le spese complessive di gestione passano dagli 8.761 milioni del 2012 a 8.500. Per l’effetto combinato di questi due fattori il combined ratio passa dal 97,9% al 95,8%. Una percentuale che non si verificava dal 2007. Anche gli utili da investimenti sono tornati su buoni livelli evidenziando un miglioramento di circa un miliardo rispetto al 2012. Per valutare il possibile risultato del 2013 abbiamo preso in esame i dati semestrali elaborati dall’Ania integrandoli con alcune considerazioni. È nostra opinione che anche il 2013 si chiuda con una accentuata diminuzione della raccolta premi e con un ulteriore miglioramento del risultato di bilancio. Parrebbe quasi che i risultati dei bilanci delle imprese assicurative siano inversamente proporzionali al loro grado di sviluppo. Ma riteniamo che questo sia solo un paradosso contingente e non possa avere una valenza statistica. Per l’ennesima volta i risultati nel loro complesso sono stati fortemente determinati dal ramo auto. Nel primo semestre la raccolta è in flessione del 4,3% contro una diminuzione dello 0,8% nello stesso periodo del 2012; ciò fa pensare che la flessione annua potrebbe attestarsi intorno al 5% portando così la raccolta complessiva delle imprese esaminate sotto i 34 miliardi di euro. Ciononostante i risultati migliorano ancora. L’utile lordo nel 2012 si era attestato a 2,8 miliardi dei quali 1,3 conseguiti nel primo semestre.

Nel primo semestre del 2013 l’utile ha raggiunto i due miliardi con la conseguenza che per la fine dell’anno potrebbe superare i 3,5 miliardi. Questo risultato sarebbe il migliore di sempre e determinerebbe un utile netto finale assai congruo. Le cause di questa performance sono insite, ancora una volta, nell’ulteriore miglioramento del rapporto sinistri a premi che nel primo semestre è migliorato di 3,4 punti attestandosi al 52,4%. Non crediamo tuttavia che i vertici delle imprese assicuratrici si preparino a brindisi euforici per salutare la chiusura di un anno come il 2013. È infatti indubitabile che la situazione, nel suo complesso, è assai fragile poiché da un lato si sta avvicinando la fine di un ciclo positivo e dall’altro molte reti agenziali non sono più in grado di reggere la diminuzione dei loro ricavi. Riteniamo che gli eccellenti risultati dell’Auto non potranno che peggiorare, non tanto per l’aumento dei sinistri quanto per una progressiva diminuzione delle tariffe. La concorrenza infatti si sta facendo sempre più accentuata e al di là di altre formulazioni si gioca in maniera pressoché esclusiva sul versante dei prezzi che, da inizio anno, sono già scesi del 5% circa. Tra gli attori più importanti della concorrenza vi sono indubbiamente i comparatori delle tariffe e, più timidamente, gli sportelli bancari. Ciò determinerà un ulteriore deflusso dei clienti dalle agenzie tradizionali verso approdi più economici.

E qui si gioca davvero il futuro di molti agenti e indirettamente di quelle imprese che operano in modo pressoché esclusivo con loro. Sarebbe questa l’occasione per investire una parte significativa degli utili di periodo per una seria riconversione di molte agenzie, rendendole più sinergiche con le nuove (per il settore) tecnologie, Non siamo però del tutto convinti che ciò si stia  verificando.

Angela Maria Scullica