per domande su questo intervento  fabrizio.badariotti@gmail.com

Riepilogo argomenti da trattare

-          Rating e altri  sistemi collegati per la misurazione del rischio emittente

-           Il corretto calcolo del rendimento effettivo netto

-          La duration  e la curva dei tassi

-          Le obbligazioni espresse in divise estere – rischi e opportunità

-          Esempi di  gestione del rischio su obbligazioni in divise estere

-          Come l’uso dell’analisi grafica ci puo’ aiutare nel timing con cui prendiamo  posizione.

-          L’importanza del regolamento dell’emissione obblligazionaria può nascondere insidie e opportunità.   Le clausole particolari  introduzione ai prodotti strutturati.

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Ci siamo lasciati la scorsa settimana con questa domanda

L’italia ha oggi  rating BBB ma questo rating non resta fermo negli anni,  muta nel tempo , 6 mesi fa l’ITALIA  aveva rating A .  Con che velocità e con quale probabilità mutano i rating degli emittenti ? 

La risposta a questa domanda la troviamo nella tabella  allegata al fondo dell’articolo

Questa tabella ci dice quale è  stata nel  passato la probabilità per un emittente di mutare il suo status di rating in meglio ed in peggio.   Sempre restando sull’esempio dell’Italia, la tabella ci dice che  negli ultimi 10 anni l’86,93% degli emittenti hanno conservato il loro status di BBB  ma anche che  ben il 5,3%  degli stessi è scivolata entro un anno al rating B.

La tabella transizione tra un rating ed un altro ad 1 anno ci comunica chiaramente che le situazioni sul mercato evolvono e non sempre  in positivo.

La stessa domanda che ci siamo posti nel numero precedente vale anche per questa matrice di transizione dei rating da una classe ad un atra entro 1 anno.

Cosa potrà accadere nei prossimi anni che la velocità con cui le società cambiano rating aumenterà o diminuirà ?   Anche in questo caso abbiamo capito dagli eventi degli ultimi 3 anni che è molto più probabile che la velocità con cui gli emittenti cambiano i rating non potrà  che aumentare e questo perché i numeri delle tabelle esposte hanno dentro le statistiche dei decenni buoni, quelli in cui le economie dei paesi occidentali  mediamente crescevano.

Quali conclusioni trarre quindi dal rating,  proviamo a sintetizzarle mettendo assieme i ragionamenti fatti negli ultimi due interventi

1-      Il rating non deve essere considerato un sistema previsionale ma semplicemente un metodo per certificare alla data X lo stato di salute di un emittente.

2-      La certificazione del peggioramento dello stato di salute di un emittente avviene prima sui rendimenti ( che aumentano ) e solo dopo avviene la certificazione della perdita del rating. La certificazione arriva quindi sempre dopo.

3-      Il rating, capiti il punto 1 e 2, può avere una sua utilità nel caso in cui  l’investitore si trovi di fronte ad un emittente sconosciuto e voglia avere un idea diciamo “ di massima” del rischio ad esso associato.  Opportuno però in questi casi è sempre verificare che il rendimento effettivo netto a scadenza dell’emittente che si sta valutando sia coerente con il rendimento associato alla categoria a cui appartiene .

Es se su scadenze a 3 anni oggi un emittente AAA della zona euro offre un rendimento  effettivo netto a scadenza del 3% è difficile che ci si trovi di fronte ad una vera AAA perché oggi su quelle scadenze il rendimento medio degli emittenti AAA è pari circa all’ 1%.   Non pensiate di aver trovato l’affare che nessuno a visto !   probabilmente quell’emittente stà per essere declassato ed è questo il motivo per cui offre rendimenti così superiori alla media di categoria.

Dovremmo così aver capito che il rating acquisisce veridicità solo se associato ad altri parametri oggettivi quali il rendimento effettivo netto e lordo a scadenza.

Nel prossimo intervento cercherò di spiegare nel modo più semplice possibile  come calcolare correttamente i rendimenti.