Momento di decisioni politiche importantissime, per una volta tanto davvero influenti sui mercati. L’Europa decide di separare i destini dei debiti pubblici da quelli delle banche che li detengono, migliorando di conseguenza l’appetibilità di queste ultime e cauterizzando in anticipo le possibili conseguenze di un default de facto della Grecia. Questa decisione, per certi versi una piccola rivoluzione copernicana, riporta fiducia sui mercati piu’ vulnerabili. Incombe una decisione ben piu’ importante, quella degli USA sul proprio debito. Decisione dai connotati fortissimamente politici, quindi giocata sul filo del rasoio di equilibri non completamente definibili. Opportuno limitarsi, nell’attesa, ad alcune annotazioni. La prima – suggerita dal collega Bellavita e totalmente condivisibile – riguarda la direzionalità di medio-lungo periodo dei principali mercati finanziari (azioni, obbligazioni, Euro/Usd, Crb), che è complessivamente ai minimi storici. Questo comporta che la difficoltà di fare trend following sugli stessi è – di conseguenza – ai massimi storici. L’unico paragone possibile è quello con gli anni ’70 (paragone che in qualche modo “ritorna” costantemente, quando si osservano i mercati odierni), anni nei quali l’aggiustamento secolare ebbe come effetto l’appiattimento della direzionalità dei principali mercati finanziari e un progressivo allontanamento del pubblico dai mercati finanziari. La storia sembra ripetersi nel corso dell’aggiustamento secolare attuale. Le autorità economiche contrastano quella che sarebbe una naturale, in loro assenza, discesa secolare dei prezzi di azioni e materie prime e dei tassi a lungo termine e riescono a stabilizzarli. Dal canto suo, la stabilizzazione dell’Euro/Usd riflette le debolezze strutturali di entrambe le valute. E’ chiaro – le statistiche sugli ultimi 12 anni ne sono la prova – che l’attuale tendenza all’equilibrio dei principali mercati finanziari danneggia un po’ tutte le strategie di gestione. Ciascun mercato ha una soglia di profittabilità complessiva da gestione attiva, al di sotto della quale non scende, perchè se scende sotto a quella soglia una parte degli operatori viene espulso: quindi il mercato si assottiglia e torna non perfettamente efficiente. Questo concetto è mutuato dal concetto di concorrenza e dalle curve di efficienza. In questa fase meno direzionale e più casuale si sta quindi sgonfiando anche questo segmento, così da espellere gli operatori meno efficienti, che erano stati attirati dalla precedente elevata direzionalità, complici le elevate leve finanziarie e la redditività diretta e indiretta. E’ una questione da poco? Assolutamente no. Basti pensare che la prima implicazione – ormai ovvia a tutti ma individuabile sin dall’inizio di questo Bear Market secolare – è una revisione imposta dagli stessi mercati, sia nei metodi che nella distribuzione puramente geografica, dell’universo dell’asset management, finora globalmente uno dei grandi sconfitti. La seconda riguarda le borse. Di fatto, rimbalzone italiano a parte, non è successo molto. Permane la SPACCATURA fra i mercati deboli e quelli che ancora reggono con una struttura positiva e sopra ai minimi del secondo trimestre: gli indici USA, il Dax, qualche emergente e qualche asiatico. Questi sono GLI UNICI MERCATI CHE VANNO AL MOMENTO CONSIDERATI PER LE STRATEGIE RIALZISTE. La rottura al ribasso dei minimi di Giugno da parte dei mercati che hanno ancora tenuto – in particolare di quelli USA – darebbe un segnale ufficiale e immediato di “fuori tutti”, quale che ne fosse il motivo. Ma già la discesa sotto 1300 S&P e 7000 Dax farebbe accendere, secondo il modello, gli allarmi rossi. La terza e piu’ importante di tutti riguarda l’oro. Continuero’ a ripeterlo fino alla nausea: L’ORO E’ DA UN DECENNIO LA VALVOLA DI DEPRESSURIZZAZIONE DELL’INTERO SISTEMA FINANZIARIO GLOBALE. Quando la pressione all’interno del sistema si alza a un livello critico, la valvola entra in funzione e l’oro sale.

Questo è il grafico che spiega l’affermazione: lo spread fra S&P e oro negli ultimi 40 anni. La linea rossa è il MINIMO DEGLI ULTIMI 24 MESI. In 40 anni è stata rotta al ribasso (indicando quindi una ACCELERAZIONE DELLA FUNZIONE DI DEPRESSURIZZATORE DELL’ORO) in sette occasioni, fra cui 1987, 2001 (il mese prima delle Twin Towers), fine 2007. E’ stata nuovamente rotta al ribasso ora. Il segnale è, quindi, ancora di grandissima cautela. Puo’ trattarsi di un falso segnale? Lo spread vale 0.84 (1345 S&P contro 1600 Oro). In ogni caso, IL SEGNALE DI USCITA DALLA FASE ACUTA DELLE TENSIONI SUI MERCATI FINANZIARI SARA’ SOLO E SOLTANTO IL RITORNO DELLO SPREAD FRA S&P E ORO SOPRA 1, quando cioè l’S&P500 varrà di piu’ di un’oncia d’oro.