Siamo giunti alla settimana tanto attesa dai mercati, con il meeting del FOMC che si terrà mercoledì sera, durante il quale si discuterà del tapering del QE USA. Una settimana che è partita con forti gap contro il dollaro americano ma a favore dei futures a stelle e strisce dopo che Lawrence Summers ha consegnato una lettera, accettata dal Presidente Obama, con la quale si ritira dalla corsa per la Federal Reserve. Un inizio di settimana niente male.

Tapering QE: taglio da 10 miliardi?

Le attese degli analisti sono partite da un taglio di 15 miliardi, da distribuire tra titoli di stato e MBS per poi attestarsi a 10 miliardi, soltanto sui Treasuries. E’ indibbio che guardando i prezzi di obbligazionario, azionario e materie prime i mercati stiano scontando l’effettiva possibilità che si proceda effettivamente con una limatura degli acquisti, che attualmente procedono con un ritmo di 85 miliardi al mese – 40 sugli MBS e 45 sui Treasuries, e se questo dovesse accadere avremmo l’evidenza che la Fed è andata a muoversi prima che i target ufficiali sulla disoccupazione, posti al 6.5%, fossero raggiunti. Ci aspettiamo da tempo l’inizio della politica monetaria restrittiva quando il tasso di disoccupazione si fosse avvicinato al livello del 7%, non siamo tuttavia sicuri che il 7.3% rilevato l’ultima volta sia sufficiente a far partire l’exit strategy. Dovesse verificarsi il taglio, i mercati potrebbero reagire andando a far rivalutare il dollaro americano, che potrebbe muoversi a rialzo contro tutte le major, con delle potenziali prese di profitto sulle borse Usa nel breve periodo, vendite che potrebbero non essere in grado di far avvenire rotture importanti verso il basso in quanto si tratta di un primo passo verso quello che diventerà più pesante in futuro, probabilmente verso dicembre. Inferiori acquisti sui Treasuries da parte della Federal Reserve implicherebbero la possibilità di assistere a prezzi dei titoli in discesa ulteriore (rispetto a quanto già visto fin’ora) e conseguentemente, ad un rialzo dei rendimenti che potrebbe giustificare il ribilanciamento di portafogli ancora troppo sbilanciati verso la ricerca di rendimenti su attività rischiose ed in liquidità. Si potrebbe infatti cominciare a pensare di acquistare obbligazioni sicure come quelle americane, che iniziano a fornire rendimenti reali positivi, contemplando però il rischio prezzo, che potrebbe come visto scendere ancora andando a formare perdite in conto capitale. Non siamo, per questo, sicuri che le borse siano effettivamente pronte a rompere a ribasso e curiamo la possibilità di assistere a correzioni, senza escludere un eventuale posizionamento long in caso di sorprese a rialzo.

E se non succede niente?

Cosa potrebbe accadere di fronte a quello che in molti analisti definiscono “the unlikely scenario”, ossia lo scenario poco probabile? Il rally sulle attività di rischio potrebbe continuare ed essere finanziato tramite l’indebitamento in valute a basso tasso, andando a rispolverare una logica di risk on che latita da qualche mese, poche eccezioni, tutte verificatesi nell’intraday, a parte. Il dollaro potrebbe risultare il protagonista di questo eventuale scenario, andando a raggiungere livelli più bassi rispetto agli attuali, in attesa dell’effettiva riduzione degli acquisti che, lo sapremmo, sarebbe soltanto rimandata e potrebbe cominciare ad essere messa in moto ad ottobre (questo risulta ancora il nostro scenario preferito, se ragioniamo dal punto di vista di utilità effettiva di un’uscita, comunque necessaria, dal QE).

Lawrence Summers e il salto dal treno

Il Segretario del Tesoro americano ieri sera ha comunicato le proprie intenzioni di rinunciare a ricoprire il ruolo di candidato per la presidenza della Federal Reserve. La reazione dei mercati non si è fatta attendere ed i protagonisti assoluti sono stati il dollaro americano e gli indici a stelle e strisce, i cui futures sono saliti in maniera importante di fronte ad una discesa, altrettanto importante, del dollaro americano, che ha aperto in gap superiori ai 50 punti su tutte le major, euro, yen, sterlina e dollaro australiano su tutti.