Warren Edward Buffett (nato a Omaha il 30 agosto 1930) è un famosissimo imprenditore ed economista statunitense.

Permettetemi di riassumere la sua storia, che meriterebbe migliaia di pagine e aneddoti, in poche righe.

Fonda la Buffett Partnership, un fondo d’investimento, con il quale applica le strategie d’investimento value investing apprese da Benjamin Graham.

Le regole adottate sono semplici: bisogna cercare titoli sottovalutati da comprare e tenere per lunghissimi periodi. Con questa modalità d’investimento, Buffett acquisisce importanti partecipazioni in colossi come Coca Cola, Gillette, McDonald’s, Kirby Company e Walt Disney. Successivamente, decide di quotare in borsa la Buffett Partnership fondendola con una società tessile quotata, la Berkshire Hathaway.

Una singola azione della società Berkshire Hathaway comprata il primo gennaio del 1998 a 2750 US potrebbe essere rivenduta oggi a 171’000 USD dal suo possessore, con un guadagno del 5700% pari ad un guadagno medio annuo del 17.1%

Non male vero?

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Il mondo nel frattempo è diventato molto più veloce ed è difficile che qualcuno possa concedere ad un aspirante gestore di successo “lunghissimi periodi” per ottenere dei risultati, con un mercato che è sempre meno orientato al valore e che guarda principalmente alla capacità di contrarre e rifinanziare debito.

Io non sono Benjamin Graham, ma mi sentirei di consigliare al gestore che c’è in ognuno di voi, di osservare la quantità di debito che viene impiegata per comperare azioni sul mercato americano, che potete trovare in rete cercando “NYSE Member Firms Debit Balances in Margin Accounts”. Viene rilevata mensilmente. Quando il calcolo del suo RSI a 1 anno (12 periodi) scende sotto 30 si profila l’occasione di acquisto del decennio.

Quando invece il valore del suo RSI a 1 anno supera 70 il rischio di rimanere investiti è elevato. Potrebbe accadere infatti che una mandria di bufali del debito venga forzatamente richiamata a ricoprire le proprie posizioni debitorie garantite da azioni, a causa di una inaspettata discesa del mercato (margin call). E per rimborsare il debito l’unica strada è la liquidazione delle azioni a garanzia. A qualunque prezzo.

Questo è già successo in passato nel 1999, nel 2007 e parzialmente nel 2011.

Casualmente l’ultima rilevazione del debito fa segnare 75.16 di RSI.

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Quante unità di debito vengono usate per comperare una quantità equivalente di indice S&P 500 ? Lo potete osservare nella parte bassa del grafico che segue.

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Sempre più debito viene impiegato per sostenere le quotazioni del mercato che come un drogato richiede dosi sempre maggiori per non deprimersi.

Durante la crisi finanziaria del 2008 Warren Edward Buffett venne chiamato a salvare il sistema e investì 5 miliardi di dollari per sostenere Goldman Sachs.

Ieri Obama ha incontrato i pezzi grossi di Wall Street (ossia quelli che, sull’orlo del fallimento durante la precedente crisi, erano stati salvati e in seguito smodatamente arricchiti dal Governo e dalla FED). Si è rivolto agli amministratori delegati di JPMorgan, Goldman Sachs, Citigroup e Bank of America per discutere dello shutdown, ma anche dell’aumento del tetto del debito, con la scadenza incombente del 17 ottobre quando gli Stati Uniti rischieranno il default.

Il macigno del debito è sempre più vicino all’orlo del precipizio.