Quando si parla di status quo nel trading si intende il tentativo di mantenere una determinata condizione, considerata positivamente dal trader. Ad una prima riflessione si potrebbe pensare “Cosa c’è di male nel voler mantenere la propria condizione?”: leggendo più attentamente si noterà la specifica “considerata positivamente dal trader”. E’ infatti il trader a valutare la situazione e reputarla soggettivamente “più positiva” rispetto all’alternativa.

Come sappiamo però, tra valutazione oggettiva e soggettiva c’è una notevole differenza.

Ogni volta che un trader apre (o meno) una posizione ha delle ragioni per farlo, ed è sufficientemente convinto della loro validità. Come agirebbe se subito dopo reperisse informazioni che contraddicono le sue analisi? Chiuderebbe? Probabilmente no.

Attenderebbe di vedere confermate le proprie idee perdendo. Come mai? La risposta è complicata perchè coinvolge diversi fenomeni quali ad esempio la dissonanza cognitiva, l’avversione al rischio e lo status quo.

Mediante la dissonanza cognitiva si distorce l’informazione contraria al fine di adattarla alle proprie idee (e quindi non si considera adeguatamente), l’avversione al rischio porterà a procrastinarla e lo status quo a non agire.

Perchè non agire è percepito come “soggettivamente meno pericoloso” e consente più facilmente di “evadere” il senso di responsabilità: laddove si decida invece di chiudere l’operazione, anche nel caso in cui questo eviti – a posteriori – perdite maggiori, si definisce la propria posizione e la propria perdita. Si chiude ogni possibilità di inversione e di recupero, si raccoglie la perdita e “l’amara” considerazione di aver sbagliato o semplicemente che le cose non siano andate come previsto.

Ciononostante quella era la decisione da prendere: prima di entrare è importante definire lo stop loss, in quanto rappresenta la direzione e il senso, insieme al take profit, della propria analisi. Una gestione adeguata del money management consente di muoversi con una certà libertà anche nella perdita, non autorizzando però operazioni al massacro.

Poiche’ non esiste certezza dell’esito quando si opera, è importante sapere quali sono gli obiettivi di ogni specifica operazione: la pianificazione consente infatti di arginare parzialmente alcuni fattori di natura emotiva. Sposare una posizione o una view porta ad esiti sfavorevoli perchè non si guarda più al mercato bensì a come vorremmo che questo fosse: l’analisi non si basa più su dati reali (per quanto anche questi vengono processati dall’individuo) ma sulla propria elaborazione di questi. E poiché l’elaborazione delle informazioni è anche al servizio delle necessità dell’individuo è facile comprendere come queste possano essere distorte, portando così il trader a perdite.

Un approfondimento di queste e altre problematiche analoghe sarà possibile affrontarle partecipando all’evento che si terrà presso la sala Wftrading Roma il giorno 15/11/2014 con il titolo “Trading e Psicologia: la chiave del successo per il trader discrezionale”.