L’investitore è di gran lunga il nemico piu’ letale di se stesso. Quando il mercato scende, teme il tracollo ma – sotto sotto – cova la velleità del cercare i minimi con un colpo alla Maradona. Quando sale, valuta la salita come incongrua ed eccessiva ed è ipersensibile a qualunque minima fluttuazione che lo porti a pensare che ci sia un massimo. E’ cosi’, per quasi tutti, quasi sempre. Questo è uno dei motivi per cui i mercati sono perfette macchine per deludere e hanno – in ultima analisi – ragione sempre e solo loro. Categorizzando in ordine di gravità gli errori, almeno secondo la mia personale esperienza, ipotizzo questa classifica:

- al primo posto assoluto e incontrastato nella classifica delle strategie che consumano, fanno crollare l’autostima e alla fine si rivelano una vera delusione in termini di [ritorno:rischio] c’è LA RICERCA DEL TOP IN UN TREND RIALZISTA; (TIPO 1)

- segue, a grande distanza ma lievemente meno letale, se affrontata con i dovuti strumenti: LA RICERCA DEL MINIMO IN UN TREND RIBASSISTA; (TIPO 2)

- molto meno pericolosa e molto spesso profittevole, invece, anche se non semplice, è LA RICERCA DEI MINIMI NELLE CORREZIONI AL RIBASSO DI UN UPTREND; (TIPO 3)

- ultima, quindi prima per logica, opportunismo, reward/risk e profittabilità è LA RICERCA DEI MASSIMI NELLE CORREZIONI AL RIALZO IN UN DOWNTREND (TIPO 4).

Perché? Semplice. Primo, perché un trend va assecondato e non combattuto, in quanto nessuno sa quando finisce se non dopo l’ultima correzione. Secondo, perché in presenza di un asset sottostante (borsa, bond, commodity ecc.: ma non quindi quando si parla di valute che sono una il reciproco dell’altra) la fase distributiva (top) è spesso lavorata, lunga. Mentre la fase di calo, che si tratti di correzione (che serve a correggere eccessi tecnici e psicologici e a riportare dubbio nel trend di base) o di movimento al ribasso, termina molto spesso con un picco di volatilità (capitolazione, panic selling) seguito dall’inversione, quindi un movimento piu’ veloce.

LEGGE DI GRAVITA’ APPLICATA AI MERCATI: I CALI SONO MEDIAMENTE MOLTO PIU’ VOLATILI E CONCENTRATI NEL TEMPO DELLE SALITE.

Terzo, perché la psiche umana tende a far prevalere il basso istinto (paura, avidità) sull’algido calcolo probabilistico: quindi le due strategie migliori > attendere con pazienza le correzioni (al ribasso in un uptrend e al rialzo in un downtrend) per sfruttarle, sono quanto di piu’ lontano ci sia dall’atteggiamento di mercato della maggior parte degli operatori, investitori ma spesso anche traders.

Quindi mi immagino il ruminamento mentale dopo essere passati da una situazione di crisi ipervolatile a una specie di Nirvana in cui tutto sale titic e titoc, con la volatilità e lo sprint di un vecchio canarino in gabbia.

ECCO IL MONDO PERFETTO – I tassi sono a zero e saranno mantenuti cosi’ in quanto le banche centrali non possono permettersi di rinnovare il proprio debito se non a tassi infimi, pena un rapido ritorno agli inferi del rapporto debito/PIL. Ora, questo da un lato svuota di ogni significato di investimento la parte bond, o almeno cosi’ dovrebbe per l’homo rationalis, in quanto A) i titoli pubblici con rating accettabile garantiscono solo di perdere potere di acquisto reale a scadenza; B) i corporate hanno stretto tantissimo in termini di rischio di credito e prezzano il rischio tasso in modo totalmente incongruo in prospettiva (ma questo è comune a tutto il mondo bond, ormai mitridatizzato dai mamba delle banche centrali e devoto sacerdote della perpetuazione degli zero rates). Gli unici che hanno un po’ di valore sembrerebbero proprio i governativi degli ex paesi in predefault (Italia) e gli high yield bonds, che hanno un flusso cedolare ancora notevole. Questa regione del mondo perfetto sale perché gli viene impedito di scendere: al massimo sta ferma. Poco rendimento, poco rischio (apparentemente).

L’investitore che vuol vivere in questa vasta regione la trova quindi in questo periodo molto tranquilla, sotto rigoroso controllo delle autorità ma anche scarsamente attrattiva: si vivacchia ma non si diventa certo ricchi, almeno non ora. Anzi, nel tempo, i numeri dicono (e qui Buffett ha ragione, vedi post precedente) che il potere di acquisto reale viene eroso abbastanza velocemente.

La regione confinante è l’equity. Fino a poco tempo fa era una regione profondamente turbolenta e pericolosa, un vero terreno minato ciclicamente sottoposto a terremoti devastanti (1998, 2000-2003, 2008-2009, 2011). Ma i nuovi regolatori dell’ordine l’autunno scorso hanno fatto un buon lavoro, emarginando i (supposti) cattivi ribassisti, salvo farli generosamente rientrare proprio l’altro giorno: ma sempre sotto stretto controllo. Negli ultimi mesi la regione equity è cresciuta bene, sono state ricreate strutture positive grazie anche ai flussi che sono arrivati dalle altre aree, talmente poco remunerative e competitive da non rappresentare un’alternativa. Non tutto qui va bene, non tutto è chiaro: ma quello che va bene per ora supera quello che va male, i problemi li nascondiamo sotto il tappeto e tutti giu’ a comperare, un poco per volta pero’ e solo dove il rallentamento sembra fare meno male.

Poco importa se il Brent in Euro è ai massimi storici