Nell’era del trading sistematico anche i trader in opzioni sono sempre più alla ricerca di metodologie efficaci e innovative, idee operative in grado di fare la differenza, di apportare quel vantaggio competitivo che è alla base del successo nel trading come in qualsiasi altro campo.

Eppure… Le strategie sistematiche opzioni sono allo stesso tempo grande ambizione e traguardo irraggiungibile per molti. Ma perché? In effetti per spiegarlo bene devo prenderla un po’ larga…

Strategie sistematiche opzioni: una prima distinzione importante

Per prima cosa dobbiamo porci una domanda fondamentale: meglio comprare o vendere allo scoperto le opzioni? Beh, in linea generale, dipende… Se siamo trader di brevissimo periodo (intraday o quasi), comprare o vendere non fa molta differenza, a meno che il mercato non si trovi in condizioni molto particolari, tipicamente in momenti di volatilità attesa (la famigerata volatilità implicita) molto bassa o molto alta. Ma se stiamo ragionando su posizionamenti in opzioni su orizzonti temporali settimanali, mensili, o anche più lunghi, il discorso in materia di strategie sistematiche opzioni è radicalmente diverso.

Strategie sistematiche opzioni: perché nelle strategie di posizione comprare è statisticamente una mossa sbagliata

Faccio un piccolissimo passo indietro. A differenza di quanto avviene con qualsiasi altro strumento finanziario, con le opzioni possiamo assumere posizioni direzionali (guadagniamo se sale oppure se scende), bi-direzionali (non importa dove va il prezzo, basta che si muova in modo marcato in una specifica direzione), e perfino non-direzionali (basta che rimanga entro una determinata banda di oscillazione). Ebbene, statistiche alla mano la maggior parte dei mercati tende a muoversi all’interno di determinate bande di oscillazione per la maggior parte del tempo, indice del fatto che le strategie in opzioni non direzionali offrono un vantaggio competitivo indiscutibile rispetto a qualsiasi altro strumento finanziario.

Strategie sistematiche opzioni: prezzo e tempo

Un concetto che probabilmente avrete già sentito in questo ambito è che il lavoro del compratore di opzioni è particolarmente arduo perché per avere successo egli deve fare ipotesi contemporaneamente su due variabili: il prezzo e il tempo. Essendo infatti le opzioni contratti a termine, qualsiasi aspettativa direzionale deve essere collocata in un contesto temporale sufficiente a permettere al mercato di dare ragione al trader. E qui le cose si fanno molto complicate per le strategie sistematiche opzioni: un conto è dire “penso che l’indice FTSE Mib sia destinato a salire prossimamente”; ben diverso è dire “penso che l’indice FTSE Mib salirà almeno fino ad un certo prezzo entro una certa data”, ossia stabilire un obiettivo preciso da raggiungere entro una data precisa. Molto più semplice lasciare a qualcun altro questo arduo compito, andando a cercare soglie di prezzo che si ritiene ragionevole non verranno oltrepassate entro determinati lassi temporali. Ed è così che ci si ritrova ad essere venditori allo scoperto di opzioni.

Strategie sistematiche opzioni: tutti a vendere opzioni, dunque?

Ma tra il dire e il fare… Sapere che è meglio vendere opzioni anziché comprarle, infatti, non risolve un problema operativo forte per le strategie sistematiche efficaci: quale livello di prezzo possiamo ragionevolmente assumere che non verrà superato entro un certo numero di giorni? Qui si innesta una necessità importante: quella di disporre di una metodologia statistica che permetta di attribuire corrette probabilità di superamento o di non superamento di determinate soglie di prezzo in determinati lassi temporali. È qui, in soldoni, che il metodo segna il confine tra il successo e l’insuccesso. Ed è qui che le strategie sistematiche opzioni trovano il loro ostacolo principale: come calcoliamo le probabilità degli eventi?

Strategie sistematiche opzioni: il modello che usano tutti funziona?

Il calcolo delle probabilità è una disciplina complessa, che si basa su modelli che se da un lato permettono di effettuare calcoli precisi, dall’altro semplificano molto la realtà dei fatti, restituendo spesso stime completamente errate delle probabilità cercate. Ed è qui che si apre il varco a metodologie innovative, come ad esempio quella che trovate all’interno della piattaforma TradePort. In termini semplici, invece di cercare di adattare a qualsiasi strumento un modello teorico uguale per tutti viene osservato il reale comportamento di ogni singola serie di dati e stimato il comportamento futuro sulla base sia dell’esperienza empirica (ciò che è già capitato e verosimilmente capiterà ancora) che dell’assunzione che tutto ciò che si è verificato in una direzione in passato potrebbe verifcarsi in direzione opposta in futuro (ciò che è capitato ieri domani potrebbe capitare anche nel verso opposto). In questo modo si prendono in considerazione scenari potenziali molto più fedeli al reale passato dello strumento considerato, ma anche molto peggiori di quelli che verrebbero considerati soltanto sulla base dell’esperienza pratica. Dopodiché si possono assumere posizioni soltanto quando le probabilità degli eventi calcolate con la metodologia di cui sopra sono superiori a quelle determinate sulla base del modello teorico. Ed ecco il vantaggio competitivo: una metodologia poco conosciuta e in grado di offrire al trader una vista sugli eventi futuri attesi molto più precisa e affidabile di quella che adottano tutti gli altri.

Per maggiori informazioni potete visitare il sito di TradePort