Questa settimana l’ispirazione per scrivere me l’ha fornita una mia cara amica, nonchè consulente finanziario, e il suo comportamento emotivo di fronte agli eventi di Tokyo di mercoledì sera. Giusto per darvi un riscontro oggettivo sul suo background, sappiate che si è affacciata alla professione della gestione del denaro della clientela privata nei primi anni 2000 e , parole sue , non ne può più di tutte le crisi, gli eventi negativi, i crolli vari ed eventuali che puntualmente si verificano dal 2008 ad oggi. Per tale motivo, giovedì mattina, dopo il meno 7 percento di Tokio, ha deciso di stoppare gli ordini di un’asset allocation che aveva   implementato il giorno prima per un cliente molto importante che finalmente le aveva demandato notevole liquidità da investire. Ovviamente la  motivazione di tale comportamento  era che voleva capire  cosa sarebbe successo ai mercati prima di dare il via libera agli ordini… Decisione assolutamente condivisibile, se non fosse per il fatto che la sua asset allocation è tutta impostata su gestori con mandati ampissimi ad approccio “absolute return” e quindi sono loro ad essere pagati per scegliere le migliori opportunità d’investimento fra tutti i mercati del mondo e in tal caso il market timing non ha nessun senso, per lo meno in questa particolare situazione.

Eppure, quello che conta in tutta questa vicenda è l’aspetto psicologico. Questa mia amica è ancora scottata dalle vicende 2008 e dagli scandali del periodo ( Lehman, Madoff, Life settlement funds, hedge funds saltati  etc) e per tale motivo ha il terrore di incappare in un’altra truffa o in un crollo che devasti i portafogli dei suoi clienti…  Il problema è che oggi non esistono alternative alla diversificazione negli investimenti , unico modo per cercare di essere il più “safe “ possibili.

Guardate cos’è successo ai conti di Cipro, in Danimarca, alle obbligazioni MPS ( quest’estate ne parlai in tempi non sospetti), SNS Bank, banche irlandesi varie etc, tutti strumenti considerati “ sicuri “ fino a poco tempo fa.

In questi giorni sta passando su Sky il film “ Margin call” , dove un impomatato e cinico Jeremy Irons , nella sua veste di CEO di importante banca d’affari americana che sta devastando il mercato obbligazionario, elenca tutte le grandi crisi dal 1600 in poi e conclude che il mercato è ancora lì e dai grandi crash nascono le grandi opportunità.

Morale, il 14 gennaio ( su questa rubrica) consigliavo di rimanere investiti sulla borsa giapponese , nonostante avesse già fatto un 20 percento di rialzo e soprattutto qualora avesse rotto con violenza la resistenza degli 11.300 punti del Nikkei. L’altra sera l’indice nipponico ha toccato 16 mila punti (circa 40 percento in più in quattro mesi) prima di crollare del 7 percento e quindi oscillare di oltre10 punti percentuali in unica sessione… Il mio modesto punto di vista è che si sia trattato di una correzione importante per prese di beneficio e che potrebbe rappresentare l’ ultimo momento per salire a bordo del treno giapponese.

Inoltre, a livello mondiale, mi sembra di notare una grande similitudine con il 1998, quando il mercato salì parecchio nella prima parte dell’anno, corresse pesantemente nell’estate per i problemi russi e del LTCM e poi riprese la sua corsa  da ottobre in poi  ( tra l’altro aveva fatto più o meno la stessa cosa nel ‘97 con la crisi delle tigri asiatiche). Nel ‘99 infine ci fu il grande ingresso degli investitori privati e i mercati esplosero al rialzo fino a marzo 2000, creando il famoso  “rialzo della cameriera”.

Se è vero che la storia si ripete, le stesse persone che oggi dicono ai propri consulenti di non investire assolutamente in azioni, magari il prossimo anno , con le valutazioni del 20/30 percento più alte, andranno a chiedere espressamente di spostare i portafogli dalle obbligazioni ( che ormai non rendono più nulla, cosi come gli immobili hanno perso totalmente di fascino) al mercato equity , alimentando la bolla.

A quel punto sì che sarà rischioso rimanere con il cerino in mano, ma in questo momento vedo poche alternative all’investimento azionario.

Se non siete convinti potete anche spendere i vostri soldi. Così facendo, se non altro, contribuireste a far ripartire l’economia reale!

 

Di seguito, le performance registrate dalla mia squadra di gestori (tutti presenti nei portafogli dei clienti)