Il tanto temuto ribasso agostano che aveva tenuto in scacco le borse lo scorso anno proprio nel mese più caldo, non è avvenuto, anzi, come spesso accade, i mercati hanno fatto esattamente l’opposto, mandando gli indici azionari ai massimi dell’anno e, nel caso delle borse Usa, non lontani dai massimi pre crisi del 2007.  Anche il Vix, indice che viene definito “della paura”, basato sulla volatilità delle opzioni sulle azioni dell’S&P500, ha toccato qualche giorno fa livelli che non si vedevano da cinque anni e cioè da prima dello scoppio della crisi sui mutui subprime. Ma allora siamo finalmente vicini alla fine della crisi ? Si intravede davvero la luce in fondo al tunnel, come hanno detto Monti e Passera qualche giorno fa al meeting di Rimini di Cl ? La Germania si è davvero rassegnata a fare da garante per i paesi europei più deboli, magari autorizzando la Bce a stampare direttamente Euro o consentire l’acquisto illimitato di debito sovrano di Spagna e Italia ? A mio modesto avviso, niente di tutto questo. E se qualcuno  mi spiega cosa è cambiato risetto a sei settimane fa, quando si parlava di rischio di implosione dell’Euro, allora sono pronto ad ascoltare ed eventualmente ad ammettere che sbaglio se affermo questo rialzo è frutto di  un ottimismo quantomeno eccessivo.

Il mese di settembre sarà denso di appuntamenti cruciali:

a) la pronuncia della corte costituzionale tedesca su questioni come fiscal compact e meccanismi di stabilità

b) dopo la pausa estiva riprenderà a pieno regime il collocamento di titoli di Stato italiani e spagnoli sui mercati e le sorprese negative sono sempre dietro l’angolo.

c) i mercati ormai basano gli acquisti sulle propettive di nuova immissione di liquidità da parte delle banche centrali e vi sono grandi aspettative sul fatto che si muova la Fed, implementando il QE3 (almeno stando al pressing dei media delle ultime settimane). Credo proprio che chi si aspetta un nuovo allentamento quantitativo a breve dalla banca centrale Usa, rimarrà deluso. La Fed infatti, non sparerà cartucce con l’S&P500 oltre i 1400 punti a soli due mesi dall’appuntamento elettorale.

d) non se ne parla ancora diffusamente, ma a fine anno c’è il “fiscall cliff” in Usa, quando scadranno tutte le proroghe ai tagli fiscali voluti da Bush e confermati da Obama durante il suo mandato. Lo scontro al congresso è garantito, tra coloro che vorranno prolungarli ancora, facendo lievitare oltremodo il debito dell’amministrazione Usa (già insostenibile), oppure lasciarli decadere, con la conseguenza di una drammatica caduta del Pil, su cui sono state già fatte proiezioni da parte delle più importanti case d’affari.

Un’ultima riflessione la vorrei fare sul termine speculazione e in particolare su coloro (soprattutto i politici ma anche alcuni giornalisti) che adottano questo termine solo quando i mercati scendono. In questi casi la colpa è degli speculatori brutti e cattivi, da punire con tobin tax o se si potesse con chissà quali torture corporali. Quando invece, come in questo caso, il nostro indice Ftse mib fa +25% in un mese senza alcuna motivazione sostanziale, dal momento che da metà luglio ad oggi non è cambiato assolutamente nulla nel nostro paese, se non il fatto che il debito pubblico si è avvicinato un altro po’ a quota 2 trilioni, allora non si usa il termine speculazione, nonostante il mercato sia in parte manipolato ad esempio dal divieto di short in vigore sui titoli azionari.

Comunque andrà, ci aspetta un trimestre caldo, almeno quanto questo agosto.