Questa settimana, come avviene di consuetudine ormai da 5 anni, sono stato  in visita a Londra con i miei colleghi della ricerca di Frame A.M. per parlare sia con i  gestori dei fondi che compongono il nostro portafoglio che con quelli che teniamo attualmente sotto osservazione.

E’ sempre molto interessante recarsi nella City, avvezza da secoli alla gestione dei capitali e dove naturalmente la concorrenza è agguerritissima.

Ascoltare leview degli strategist londinesi ci è servito in passato per investire correttamente gli asset della nostra clientela e anche questa volta siamo fiduciosi che possa accadere lo stesso. In particolare,  è stato significativo quello che ci è stato detto, anzi confermato dalla boutique d’investimento Ruffer, che ricorda moltissimo la situazione del 2006-2007.

Per coloro che non conoscessero la storia, la Ruffer nel 2006 aveva visto l’enorme crisi arrivare facendo così in tempo a costruire un portafoglio da catastrofe con un anno di anticipo.

Per un anno “zereggiarono” e poi ebbero grandi risultati…

Stessa cosa gli accadde durante la bolla del  1999 , quella di internet.

Lo stesso Jonathan Ruffer ( fondatore della società) spesso si sminuisce dicendo che la sua  carriera è stata “buona “ , grazie a  tre o quattro chiamate giuste.

Volete sapere cosa dicono adesso i nostri amici gestori ?

Lo stesso mantra che ripetono ormai da due anni, ovvero che se si vuole uscire dall’enorme stock di debito creatosi negli ultimi anni occorre inflazionare il sistema.  A coloro che potrebbero obiettare che si tratta di una tesi che sta prendendo già piede anche tra i commentatori italiani ricordo solo che questi signori inglesi (veri e propri gentlemen vecchio stile) lo andavano dicendo anche quando eravamo in piena deflazione e la FED stava pensando di partire con il QE1.

Adesso che anche la BCE pare stia stampando e che tutte le banche centrali vogliono inondare il sistema di liquidità comincia ad avere senso quello che sostenevano e il portafoglio che hanno implementato.

In particolare continuano a prediligere la forte presenza di  azioni a grande capitalizzazione, con business difensivi, forti cash flow e dividendi in crescita per poter beneficiare sia della politica espansiva delle banche centrali, che della loro capacità di imporre i prezzi di fronte al ritorno dell’ inflazione. Il tutto unito ad una posizione sull’oro e sui TIPS ( government  inflation linked bonds) per proteggere gli investimenti in risky asset.

Questi gestori che hanno dimostrato in quattordici anni di performance positive la loro capacità di leggere in anticipo lo svolgimento degli eventi insistono ad affermare che   il Giappone ( dopo 23 anni) sia ancora il mercato più interessante , soprattutto nell’eventualità di una svalutazione dello  yen.

Questa strategia di investimento si basa sul fatto che , se ci si trova in presenza di interessi reali negativi, si è costretti ad investire in risky assets e questo comporta la riduzione del debito nominale nel giro di qualche anno.  Oltre a ciò, nel momento in cui i rispamiatori si dovessero rendere conto  che la liquidità depositata in banca viene erosa dall’inflazione,  tornerebbero loro stessi per primi ad investire in attività reali facendo ripartire la crescita che serve a pagare questo debito.

Se non è zuppa … è pan bagnato.

Il modo per poter prendere posizione sui fondi  Ruffer in Italia , in euro , è quello di comprare  il fondo Plurima Alpha Strategy, un fondo di fondi Ucits III la cui asset allocation si basa sulle varie strategie di casa Ruffer.

Tale allocazione ha dimostrato nel tempo di apportare alpha alla pur ottima strategia core.

Il fondo Plurima Alpha Strategy  fa parte della mia squadra e ne potete controllare settimanalmente le performance