Circa dieci giorni fa, anche se non vi erano segnali chiari, avevo messo in discussione il rialzo dei mercati azionari partendo dal rischio di implosione dell’indice giapponese e contestuale impennata dei tassi sul debito sovrano nipponico. In effetti proprio dal nikkey , qualche giorno dopo, è partita una sostanziosa correzione, che ha coinvolto anche gl’indici Usa e provocato scricchiolii anche qui in Europa. Ciò che possiamo notare è che, nonostante tutto, l’Italia continua a tenere ben oltre le mie aspettative;  il supporto a 17.000 punti di Ftse Mib sta per ora facendo un buon lavoro e appena sotto abbiamo un altro baluardo dei rialzisti , costituito dal supporto in area 16.900. Fin quando reggeranno quei livelli sul indice nostrano, non si può parlare di inversione.

La diatriba è soprattutto incentrata sulle prossime mosse della Fed, dal momento che , a più riprese, alcuni esponenti del board della banca centrale più influente del mondo, hanno messo in guardia sulla possibilità di una imminente riduzione o addirittura interruzione dell’acquisto mensile di bonds (leggasi QE3).

Questa settimana mi aspetto volatilità in ulteriore aumento e nervosismo da parte degli operatori, in attesa del rapporto mensile sugli occupati Usa di venerdì, che sarà preceduto dalle riunioni di Boe e Bce (giovedì).