Ci siamo, tra poco avremo la pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro americano, che arrivano dopo le Federal Reserve e la Bance Centrale Europea.

Cerchiamo di fare il punto, molto velocemente, soltanto sui concetti chiave che possono essere ragionati di fronte ad una situazione del genere.

FED: QE RIMANDATO, NON CI SONO PIU’ DUBBI

La Federal Reserve, tramite il suo presidente Bernanke, ha cambiato il wording relativo alla crescita (portato da moderata a modesta) ed ha fatto capire che l’inflazione bassa potrebbe essere un problema nel futuro, proprio perchè potrebbe intaccare la timida ripresa che, tuttavia, sta avvenendo. Così facendo ha calmato le acque su potenziali uscite dal QE (che verranno rimandate almeno dopo l’estate, se non più in là) il che significa, dal punto di vista degli investitori, che le iniezioni di liquidità rimarranno in essere al ritmo di 85 miliardi al mese e che dunque, le borse, potrebbero non essere messe in pericolo prima di ottobre.

BCE: LA CONFERENZA STAMPA PIU’ BRUTTA DI SEMPRE

Oltre alle solite considerazioni della situazione economica europea, che rimane preoccupante, Draghi si è lanciato in una descrizione di come avvengano i processi decisionali all’interno del Board, di come sia importante mantenere la credibilità circa l’indipendenza dei membri del consiglio direttivo e di come si debba cercare di passare al mercato un messaggio che si è creato in base alle aspettative che queste persone hanno circa l’andamento economico e, se necessario, questo messaggio deve essere ripetuto e ripetuto affinchè esso passi. Un tentativo di voler ribadire la credibilità dell’istituto centrale e di voler far capire al mercato come la politica accomodante adottata dall’istituto centrale europeo verrà portata avanti, indipendentemente dalle scelte di quei Paesi che “non rappresentano un’unione di diversi Stati che condividono la stessa moneta”. Le indicazioni, nella loro poco chiarezza, sono sufficientemente chiare per creare delle aspettative razionali all’interno della mente degli investitori. Si manterranno infatti i tassi di interesse di riferimento principali sui livelli attuali, se non più bassi, per un esteso periodo di tempo. Non sappiamo fino a quando, non sappiamo se rimarranno tali o verranno abbassati, quello che è certo è che fino a fine anno almeno, i tassi non saliranno, e questo è stato ribadito diverse volte dal numero uno di Francoforte che ha detto in maniera molto chiara di essere pronto a ribadire il concetto tutte le volte che dovesse rendersi necessario.

A proposito dell’inflazione, la grande scusa a cui ci siamo attaccati durante gli ultimi anni, ora che risulta nel breve periodo inferiore alla soglia di attenzione dell’istituto centrale e che in tutti i Paesi dell’area euro ha mostrato dei rallentamenti (anche se non ci sono segnali deflattivi), non rappresenta un problema su cui andare ad agire? Senza uscire, tra l’altro, dal mandato ufficiale? La risposta sembrerebbe un sì convinto, ma a quanto pare la situazione non è considerata tanto grave dalla BCE, che ritiene che il livello attuale del costo del denaro sia consono all’andamento economico. Noi crediamo, come ribadito più volte, di essere in ritardo, un ritardo probabilmente irrecuperabile. Lo squilibrio che si sta vivendo sul mercato dei tassi è sotto gli occhi di tutti, e da più di un anno a questa parte cerchiamo di passare il messaggio. Guardando banalmente i rapporti di rollover sulle posizioni aperte sull’EurUsd e mantenute overnight mostra chiaramente che i tassi reali overnight euro sono vicini allo zero, se questo scompenso non rientrerà presto, considerato lo stato dell’arte attuale, significherà che il circuito del credito potrebbe congelarsi definitivamente. Un circuito che, secondo Draghi, non ripartirà prima di aver registrato dei miglioramenti sostanziali nell’economia e nella fiducia. Un taglio di tassi, con discesa del corridoio sotto lo zero, non potrebbe essere un buon tampone. E’ la prima volta che potreste agire a sostegno della crescita, mascherando l’operazione come un’azione legata al perseguimento della stabilità dei prezzi, forza, cosa aspettiamo?

NFP E OPERATIVITA’:

Per quanto riguarda il pomeriggio di oggi, dati positivi (anche se dovessero rispettare soltanto le aspettative) potrebbero portare le borse a nuovi massimi ed il dollaro, che si è mosso in maniera altalenante durante le ultime sedute, ma che sostanzialmente è andato a rafforzarsi contro la maggior parte delle valute (sull’euro in misura minore per la grande incertezza che permea il cambio), potrebbe muoversi a rialzo in concomitanza di questi rialzi. Non siamo infatti di fronte a situazioni di risk on o risk off che vedono il dollaro nel duplice ruolo di valuta rifugio/di finanziamento e questo mood potrebbe continuare. Nel caso invece di dati negativi, potremmo assistere ad una reazione opposta.