Ci siamo arrivati. Il fatidico giorno è quasi arrivato.

Sostituendo Ben Bernanke, il cui mandato scade a fine gennaio, la Yellen sarà il primo presidente donna della banca centrale degli Stati Uniti in cent’anni di storia.

La stampa dice di lei:

La Yellen è considerata una “colomba” radicale o “ultra-dovish”, come si dice in gergo, nel senso che propugna una politica monetaria iper-espansiva e ha già promesso che il suo primo impegno sarà il miglioramento del mercato del lavoro USA e la stabilizzazione del quadro finanziario. Quest’ultima affermazione ha fatto parlare la stampa di un terzo mandato della Fed, dopo quello sulla stabilità dei prezzi e dell’occupazione.

Il prossimo governatore della Fed inizierà la sua missione con il “tapering” già avviato da questo mese, ossia con gli stimoli monetari ridotti di 10 miliardi al mese a 75 miliardi. Nel corso delle prossime sette riunioni del Fomc previste per il 2014 ci dovrebbe essere una riduzione progressiva di altri 10 miliardi, fin quando gli stimoli non cesseranno del tutto.

Ma sotto la guida della Yellen è certa una cosa: i tassi non aumenteranno presto. E anche quando inizierà la svolta, essi non s’impenneranno. Almeno stando alle attese. Perché la storia americana è piena di sorprese. Il democratico Paul Volcker combatté l’inflazione a colpi di aumento dei tassi sotto la presidenza di Ronald Reagan (dall’8% al 14% in soli 12 mesi), mentre i successori repubblicani Alan Greenspan (1987-2006) e Ben Bernanke (2006-2014) si sono distinti per una politica monetaria accomodante.

Ma la  Yellen si troverà alla Casa Bianca un’altra “colomba” e difficilmente ci saranno sorprese, sebbene sia stato lo stesso neo-governatore a sfidare Greenspan negli anni Novanta, avvertendolo che tassi troppo bassi avrebbero scatenato la speculazione finanziaria. Ed aveva ragione.

Per questa sera è attesa la decisione della Fed in materia di tassi e di tapering.

C’è chi sostiene che sarà annunciato un ulteriore taglio di 10 miliardi al QE. Si passerebbe da 75 mld a 65 mld al mese.

Vedremo.

Vi lascio con due grafici: Dow Jones e Sp500.

Non servono commenti, i grafici parlano da soli.

Sp500:

sp500

Dow Jones:

dow jones